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Data Governance: cos'è, come funziona e perché ogni azienda ne ha bisogno

Cos'è la data governance, perché è essenziale per ogni azienda e come strutturarla: framework, ruoli e benefici per decisioni affidabili, conformità normativa e gestione sicura dei dati.
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Data Governance: cos'è, come funziona e perché ogni azienda ne ha bisogno

Cos'è la data governance: definizione

La data governance è l’insieme di principi, processi, ruoli e tecnologie che un’organizzazione adotta per garantire che i propri dati siano accurati, accessibili, protetti e utilizzati in modo coerente con gli obiettivi aziendali. In termini concreti, è il sistema che stabilisce chi può fare cosa con i dati, chi ne è responsabile, come devono essere classificati e conservati, e con quali standard di qualità devono essere mantenuti.

Non si tratta di un software né di un progetto una tantum. La data governance è un programma strutturato e continuativo che coinvolge persone, regole e strumenti, e che attraversa trasversalmente tutta l’organizzazione, dall’IT al management, dal reparto legale alle operations.

Una definizione sintetica: la data governance risponde alle domande “chi possiede questo dato?”, “chi può accedervi?”, “è affidabile?” e “come dobbiamo trattarlo?”. Rispondere a queste domande in modo sistematico è la differenza tra un’azienda che usa i dati per decidere e una che subisce i propri dati senza saperlo.

Perché la data governance è diventata urgente

Fino a qualche anno fa la data governance era considerata una preoccupazione delle grandi enterprise, tipicamente banche e assicurazioni soggette a obblighi normativi stringenti. Oggi la situazione è cambiata radicalmente. Tre fenomeni paralleli hanno reso il tema rilevante per qualsiasi azienda strutturata, indipendentemente dalle dimensioni.

Il primo è la proliferazione dei dati: ogni processo aziendale produce dati, dal CRM all’ERP, dai sensori IoT ai log di sicurezza, e la quantità di informazioni da gestire è cresciuta a un ritmo molto superiore alla capacità delle organizzazioni di governarle.

Il secondo è la pressione normativa, che ha reso obbligatorie alcune forme di governance dei dati per legge. Il terzo è l’adozione dell’intelligenza artificiale: qualsiasi sistema di AI (basti pensare all’uso diffuso di ChatGPT o di Copilot in azienda) o machine learning produce risultati affidabili solo se i dati su cui è addestrato sono accurati, ben classificati e tracciabili, e questo richiede governance.

Il problema dei dati non governati

Un’azienda senza data governance si riconosce da alcuni segnali tipici: reparti diversi che usano definizioni diverse per lo stesso concetto (il “fatturato” del commerciale non coincide con quello dell’amministrazione), report contraddittori che generano discussioni invece di decisioni, dati duplicati o incompleti nel CRM, difficoltà a rispondere a un audit o a una richiesta di accesso ai dati da parte di un cliente.

Il costo di questa disorganizzazione è reale e porta a decisioni rallentate, errori operativi, rischi di non conformità e, nei casi peggiori, violazioni di dati che espongono l’azienda a sanzioni e danni reputazionali. Secondo alcune stime di settore, i knowledge worker trascorrono una parte significativa del loro tempo a cercare, verificare e correggere dati invece di usarli, un costo nascosto che pochissime aziende quantificano.

Il peso normativo: GDPR, NIS2 e Data Governance Act

Sul fronte normativo, tre riferimenti europei sono oggi centrali per qualsiasi azienda che operi nel mercato italiano ed europeo.

  • Il GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) impone obblighi precisi sulla raccolta, il trattamento, la conservazione e la cancellazione dei dati personali. Rispettare il GDPR senza una data governance strutturata è teoricamente possibile, ma nella pratica molto difficile: senza sapere dove si trovano i dati personali, chi li tratta e con quale base giuridica, la conformità rimane fragile e dipende dalla buona volontà dei singoli.
  • La Direttiva NIS2, entrata in vigore in Italia nel 2024, estende i requisiti di sicurezza informatica a un numero molto più ampio di organizzazioni rispetto alla precedente NIS1. Tra i requisiti c’è la necessità di censire e proteggere gli asset informativi critici, un’attività che presuppone, di fatto, una mappatura e una classificazione dei dati.
  • Il Data Governance Act europeo, in vigore dal settembre 2023, introduce regole per la condivisione dei dati tra organizzazioni e verso il settore pubblico, con l’obiettivo di creare spazi di dati comuni a livello europeo. Anche questo regolamento presuppone che le organizzazioni sappiano cosa possiedono, come è classificato e con quali condizioni può essere condiviso.

I pilastri di un framework di data governance

Un framework di data governance è la struttura operativa che traduce i principi in pratiche concrete. Non esiste un unico standard universale, in quanto i modelli più diffusi (DAMA DMBOK, framework Gartner, DGI) differiscono nei dettagli; tuttavia, tutti convergono su tre pilastri fondamentali.

Persone e ruoli

La data governance non può funzionare senza un’assegnazione chiara delle responsabilità. Chi decide sulle politiche di utilizzo di un certo insieme di dati? Chi ne garantisce la qualità nel tempo? Chi risolve i conflitti quando due reparti interpretano lo stesso dato in modo diverso?

Rispondere a queste domande significa definire una struttura di ruoli, Data Owner, Data Steward, Data Governance Manager, e dotarla di autorità reale, non solo nominale. Un errore comune è istituire questi ruoli sulla carta senza assegnare tempo, mandato e strumenti concreti alle persone che li ricoprono.

Policy e processi

Le policy di data governance sono le regole che disciplinano come i dati devono essere raccolti, classificati, conservati, aggiornati, condivisi e cancellati. Comprendono la definizione di un business glossary (dizionario condiviso dei termini aziendali), le regole di data quality, le politiche di accesso e le procedure di data retention.

I processi traducono queste regole in operazioni quotidiane: come si approva l’accesso a un dataset sensibile, come si segnala e gestisce un’anomalia nella qualità dei dati, come si garantisce la tracciabilità del dato nel tempo (data lineage).

Tecnologie e strumenti

Gli strumenti tecnologici supportano l’implementazione delle policy e rendono scalabile ciò che altrimenti resterebbe manuale. Le categorie principali sono i data catalog, strumenti per inventariare e documentare i dataset aziendali, le piattaforme di data quality per il monitoraggio e la correzione automatica degli errori, e i sistemi di Identity & Access Management (IAM) per controllare chi accede a cosa.

La tecnologia da sola, tuttavia, non risolve il problema. Implementare un data catalog senza aver prima definito ruoli e policy produce un catalogo vuoto o disorganizzato. La sequenza corretta è: prima le persone e le regole, poi gli strumenti.

I ruoli chiave nella data governance

Data Owner

Il Data Owner è il responsabile di un dominio di dati, ad esempio, i dati dei clienti, i dati di prodotto o i dati finanziari. È tipicamente una figura di business (non IT), con autorità decisionale su come quel dato viene definito, chi può accedervi e con quali condizioni. Il Data Owner risponde della qualità e dell’utilizzo appropriato del dato nel suo perimetro.

Data Steward

Il Data Steward opera a livello operativo: è la persona che garantisce concretamente la qualità del dato nel quotidiano, applica le regole definite dal Data Owner, monitora le anomalie e coordina le attività di pulizia e arricchimento. In organizzazioni di medie dimensioni, lo stesso individuo può ricoprire entrambi i ruoli su domini diversi.

Data Governance Manager

Il Data Governance Manager (o Chief Data Officer nelle organizzazioni più strutturate) è la figura che coordina il programma complessivo di data governance: definisce il framework, facilita l’allineamento tra i diversi Data Owner, monitora i KPI del programma e riporta al management. Nelle PMI questa funzione viene spesso svolta dall’IT Manager o, in modo ibrido, con il supporto di un consulente esterno.

Data governance e data management: qual è la differenza?

È una delle domande più frequenti, e la confusione tra i due concetti è comprensibile. La distinzione è però sostanziale.

  • Il data management è l’insieme delle pratiche tecniche e operative per raccogliere, archiviare, elaborare e distribuire i dati: database, pipeline di integrazione, backup, architetture di data warehouse. È prevalentemente un dominio IT.
  • La data governance è il sistema di controllo e responsabilità che decide come il data management deve essere fatto e perché: quali dati raccogliere, con quale qualità, chi ne è responsabile, quali regole ne disciplinano l’uso. È un dominio che coinvolge il business tanto quanto l’IT.

In sintesi: il data management risponde a “come gestiamo i dati tecnicamente?”, la data governance risponde a “chi decide cosa fare con i dati e con quali regole?”. Le due discipline sono complementari e si rafforzano a vicenda: una governance senza un data management solido produce regole che non si riescono ad applicare; un data management senza governance produce sistemi tecnici efficienti ma privi di controllo e responsabilità.

Data quality: il cuore operativo della data governance

La data quality è spesso il punto di partenza più concreto per avviare un programma di data governance. Un dato è di qualità quando è accurato (riflette la realtà), completo (non mancano campi critici), coerente (non si contraddice con altri dati correlati), tempestivo (è aggiornato quando serve) e univoco (non è duplicato).

Misurare la qualità dei propri dati su queste dimensioni produce quasi sempre risultati sorprendenti: la maggior parte delle aziende scopre che una quota non trascurabile dei propri dati critici, anagrafiche clienti, dati di prodotto, dati contabili, presenta anomalie che nessuno aveva mai quantificato sistematicamente.

Avviare un programma di data quality è quindi un ottimo entry point per la data governance: produce benefici tangibili e misurabili in tempi relativamente brevi, crea consenso interno attorno al programma e fornisce i dati di partenza per definire le priorità di governance.

Come implementare la data governance in azienda

Non esiste un percorso unico, ma ci sono alcune fasi che qualsiasi implementazione seria attraversa. La tentazione di partire dall’acquisto di uno strumento tecnologico, un data catalog, una piattaforma di data quality, è comprensibile ma quasi sempre controproducente.

  • Assessment dello stato attuale - Il punto di partenza è capire dove si è: quali dati esistono, dove si trovano, chi li usa, con quale qualità e con quali regole (anche informali) vengono gestiti oggi. Questo assessment non deve essere un censimento esaustivo, un attività eccessivamente gravosa, ma deve coprire i domini di dati più critici per il business.
  • Definire priorità e perimetro - La data governance non si implementa tutta insieme. È molto più efficace scegliere un dominio prioritario, ad esempio i dati dei clienti o i dati di prodotto, e avviare lì il programma, per poi estenderlo progressivamente. Il criterio di prioritizzazione dovrebbe essere il valore di business: dove una migliore qualità e governance dei dati produce l’impatto più immediato?
  • Costruire il framework e assegnare i ruoli - Una volta definito il perimetro, si costruisce il framework per quel dominio: si nomina il Data Owner, si identificano gli Steward, si definiscono le prime policy (classificazione, accesso, qualità), si costruisce il business glossary per i termini chiave.
  • Avviare un progetto pilota - Il pilota serve a testare il framework nella realtà operativa, identificare le frizioni e raccogliere il feedback delle persone coinvolte. Un pilota di 3-6 mesi su un dominio limitato produce quasi sempre aggiustamenti significativi rispetto al design iniziale.
  • Misurare, correggere, scalare - La governance si misura: KPI di data quality, tasso di adozione del business glossary, numero di incidenti legati a dati errati. I risultati misurati legittimano l’estensione del programma ad altri domini e forniscono al management la visibilità necessaria per continuare a investire.

Data governance e sicurezza informatica: un legame spesso sottovalutato

Data governance e cybersecurity sono discipline distinte ma profondamente interconnesse. La sicurezza informatica protegge i dati da accessi non autorizzati e attacchi esterni; la data governance definisce quali dati esistono, come sono classificati e chi può accedervi. Senza la seconda, la prima opera in modo parziale e reattivo.

Un esempio concreto: un programma di Identity Management che controlla chi accede a quali sistemi e dati è molto più efficace se esiste una classificazione dei dati chiara e aggiornata. Senza sapere che un certo archivio contiene dati sensibili, è impossibile applicare i controlli di accesso appropriati. Analogamente, in caso di incidente di sicurezza, sapere esattamente dove si trovano i dati compromessi e chi ne era responsabile accelera significativamente la risposta e limita i danni.

Per le aziende che stanno avviando un percorso di maturità sulla cybersecurity, ad esempio in risposta ai requisiti NIS2, la data governance rappresenta spesso il primo passo fondamentale: censire e classificare gli asset informativi è il prerequisito per proteggerli efficacemente. In una visione più ampia, la governance dei dati diventa parte integrante di un percorso strutturato di Advisory per Governance, Risk & Compliance, in cui la gestione dei dati, la valutazione dei rischi e la conformità normativa si affrontano in modo coordinato anziché come iniziative separate.

Quando ha senso affidarsi a un partner esterno

Per molte PMI e aziende di medie dimensioni, costruire internamente tutte le competenze necessarie per un programma di data governance strutturato non è realistico nel breve termine. Le competenze richieste sono trasversali, come data management, change management, normativa e sicurezza, e il tempo necessario per svilupparle internamente può essere incompatibile con le urgenze operative.

In questi casi, affidarsi a un partner IT specializzato permette di accelerare significativamente grazie ad assessment strutturati, framework già collaudati e a un riferimento esterno che facilita la gestione del cambiamento interno ed evita gli errori più comuni.

ACS dispone di un team dedicato a Data Governance e Data Analytics in grado di supportare le aziende in ogni fase del percorso: dalla mappatura e classificazione dei dati, alla definizione del framework di governance, fino all'implementazione di modelli analitici e supportati dall’AI che trasformano i dati in un asset strategico per decisioni orientate al business. Un approccio integrato, che unisce competenze tecnologiche e consulenziali per aiutare le organizzazioni a smettere di subire i propri dati e iniziare a usarli.

FAQ

Cos’è la data governance in parole semplici?

La data governance è il sistema con cui un’azienda decide chi è responsabile dei propri dati, come devono essere gestiti e con quali regole. In pratica, stabilisce chi “possiede” un certo dato, chi può accedervi, come deve essere mantenuto aggiornato e come deve essere protetto. L’obiettivo è che i dati aziendali siano affidabili, coerenti e utilizzati in modo controllato, una base indispensabile per prendere decisioni corrette e rispettare le normative.

Qual è la differenza tra data governance e data management?

Il data management riguarda gli aspetti tecnici della gestione dei dati: come vengono raccolti, archiviati, elaborati e distribuiti. La data governance riguarda il controllo e la responsabilità, ossia chi decide le regole, chi risponde della qualità, con quali criteri i dati vengono classificati e protetti. Le due discipline sono complementari: il data management fornisce gli strumenti, la data governance fornisce le regole e le responsabilità.

Quali sono i ruoli principali in un programma di data governance?

I tre ruoli fondamentali sono il Data Owner (responsabile di un dominio di dati, tipicamente una figura di business), il Data Steward (responsabile operativo della qualità del dato nel quotidiano) e il Data Governance Manager o Chief Data Officer (che coordina il programma complessivo). Nelle organizzazioni più piccole questi ruoli possono essere ricoperti da un numero ridotto di persone, eventualmente con il supporto di un consulente esterno.

Come si avvia un programma di data governance in una PMI?

Il punto di partenza più efficace è un assessment dei dati critici per capire quali dati esistono, dove si trovano e con quale qualità vengono gestiti oggi. Da lì si sceglie un dominio prioritario, ad esempio i dati dei clienti, e si avvia un progetto pilota limitato, che permette di testare il framework senza bloccare l’operatività. Solo dopo aver ottenuto risultati misurabili su quel perimetro ha senso estendere il programma. Affidarsi a un partner specializzato nelle fasi iniziali accelera significativamente il percorso.

Che relazione c’è tra data governance e GDPR?

Il GDPR impone obblighi precisi sulla gestione dei dati personali, come raccolta, trattamento, conservazione, cancellazione, che presuppongono di sapere dove si trovano quei dati, chi li tratta e con quale base giuridica. La data governance fornisce esattamente questa visibilità e struttura. Un programma di governance non garantisce automaticamente la conformità al GDPR, ma crea le condizioni organizzative senza le quali la conformità è fragile e difficile da dimostrare in caso di audit.

La data governance serve solo alle grandi aziende?

No. Sebbene i programmi più strutturati siano tipicamente nelle grandi organizzazioni, i problemi che la data governance risolve, dati incoerenti tra reparti, difficoltà di conformità normativa, rischi di sicurezza legati a dati non classificati, si manifestano anche nelle PMI. La differenza sta nella scala del programma: una PMI non ha bisogno di un Chief Data Officer a tempo pieno né di un data catalog enterprise, ma ha bisogno di regole chiare, responsabilità definite e una baseline di qualità dei dati che le permetta di operare e crescere senza essere frenata dalla propria disorganizzazione informativa.

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